
Nella terra dei liguri apuani, antica popolazione autoctona che si battรฉ duramente per ben tredici anni contro i romani, si snodano i trentadue chilometri del percorso della sesta edizione del Grande Trekking. Nel progetto di questa grande manifestazione, che sta assumendo un carattere internazionale per il coinvolgimento di numerosi atleti provenienti anche da fuori confine, oltre alla dimensione prevalentemente sportiva, evidenziata dal famoso slogan โsfida te stessoโ, cโรจ anche quello di promozione del territorio, sia sotto il profilo naturalistico che culturale, atteso che lโitinerario proposto attraversa numerosi siti di interesse culturale-paesaggistico.
Un territorio che offre la possibilitร di bagnarsi i piedi nelle acque del mar Tirreno, e di trovarsi, dopo solo poche ore di cammino, a calpestare le rocce sulla vetta del monte Sagro a 1753 m. di quota, dร subito lโidea delle sue enormi potenzialitร . Il Grande Trekking costituisce quindi un evento che difficilmente trova riscontro in altre area del territorio italiano, e non solo. Se poi a questo si aggiungono anche le bellezze paesaggistiche e culturali, allora siamo di fronte a qualcosa di eccezionalmente insolito, che non ha paragoni di confronto.
La partenza del Grande Trekking avviene a Marina di Carrara dai giardini della localitร Paradiso, cosรฌ chiamata anticamente per la presenza delle dune di sabbia e di una estesa pineta in parte ancora visibile. Una volta partiti, ci si dirige lungo la strada che costeggia il cosiddetto โMuraglioneโ il grande muro anticarro fatto costruire dalla Wehrmacht durante la seconda guerra mondiale, ancora perfettamente conservato per quasi tutta la sua lunghezza. Il muro anticarro, che costeggia il greto del Torrente Parmignola e segna il confine con la Liguria, fu uno degli innumerevoli dispositivi difensivi costituiti da ricoveri protetti, bunker, campi minati, trappole esplosive e torrette di carri interrate facenti parte della Linea Verde 2 ovvero la linea di demarcazione della profonditร di estensione territoriale della Linea Gotica rispetto alla Linea Verde 1 (costituita 20 km piรน a sud ovvero sulla sponda del Fiume Versilia) che arrivava, snodandosi, fino alla foce del Fiume Magra.
Una volta raggiunta la sede della Statale 1 Aurelia, ci troviamo in localitร Cavaiola, il cui nome deriva dalla villa posta ai piedi della collina di Monteverde.
Si inizia a salire verso le montagne passando dalla localitร Fossone Alto, costituita da piccoli gruppi di case raccolti lungo i pendii del colle con vista sulla marina. Il mare non ci abbandona mai, le finestre con vista si aprono ogni qualvolta giriamo lโangolo. Lโazzurro del mare contrasta con il verde dei terreni coltivati della pianura, il Tino e la Palmaria galleggiano allโorizzonte. Una stretta lingua di sabbia grigia รจ lรฌ, ad uso e consumo dei turisti.
Risalendo la collina attraverso il percorso che ci porta al borgo di Fontia, lungo il cammino incontriamo una mulattiera che si presenta davanti a noi. Il sentiero in alcuni punti sale rapidamente, sulla nostra destra possiamo osservare le Alpi Apuane che svettano maestose formando una cornice veramente unica. I ruderi che incontriamo sono i cosiddetti Palazzetti: sono i resti di un casino di caccia costruito a fine settecento dalla famiglia Del Medico che raggiungevano dalla loro villa di campagna posta piรน in basso. Proseguendo nel cammino per Fontia, sopra una collina circondata da vitigni che producono il famoso vino di Moneta, si ergono i ruderi di quello che un tempo fu un fiero castello. Noto come borgo fortificato, il Castello di Moneta risale dalle prime registrazioni nel 1035 ma pare abbia origini piรน remote. Almeno tre cortine murarie difendevano la Rocca e il nucleo abitato, mentre nel punto piรน alto della collina si trova il cassero, ancor oggi ben conservato nella sua struttura perimetrale. Per la sua posizione panoramica e di guardiano sulla sottostante valle, lo potremo definire custode degli antichi segreti delle Apuane settentrionali. Le origini del castello di Moneta risalgono allโalto medioevo, e il suo nome potrebbe derivare da โArx Munitaโ.
Sfumata la vista mare, il panorama si apre in tutta la sua imponenza, siamo di fronte a cose mai viste, ammirazione e sgomento sono le prime sensazioni che si provano a guardare i monumentali bacini estrattivi situati sopra la cittร di Carrara. Ora non รจ piรน lโazzurro del mare a dominare la scena, ma il bianco marmoreo dei ravaneti, un tempo faro per i marinai, e lโescavazione praticata sui fianchi della montagna. ร su queste montagne che Michelangelo nel 1518 venne per estrarre i marmi per i suoi capolavori. Guardando ancora piรน lontano si stagliano verso il cielo le possenti vette delle Apuane, quasi a volerlo graffiare: il monte Sagro, la nostra meta, le vette del Maggiore, del Grondilice e della Tambura, ricordata da Dante nella Divina Commedia con il nome Tambernicchi, e a chiudere la nostra visuale il monte Sella e la Brugiana, modesta montagna di circa 1000 metri.
Proseguendo il cammino iniziano ad apparire le prime case di Fontia (330 mt. slm), e finalmente tutto il borgo appoggiato sui fianchi della collina dominato dalla mole del campanile della piccola chiesa del XIII secolo di San Nicolรฒ, con il suo storico altare policromo in marmi bianco e colorati e due artistiche statue, una di Santa Lucia protettrice del paese e lโaltra di S. Nicolรฒ a cui รจ dedicata la chiesa. Contiene altari e accessori del โ700. Tra le peculiaritร di Fontia citiamo le numerose maestร marmoree affisse alle facciate delle abitazioni.
Il colle di Santa Lucia, che domina il borgo, รจ lโultima terrazza affacciata sul mare prima di scomparire alla vista. Da qui si possono infatti ammirare le Alpi Apuane, tutta la valle del Carrione sino a Marina di Carrara e dalla Marina di Pisa sino a tutto il golfo di La Spezia con Sarzana, Portovenere, lโisola Palmaria, Tino e Tinetto, e lโentroterra alle spalle di Sarzana con tutti i paesi sulle cime delle colline. ย Nelle giornate terse si puรฒ vedere lโisola Gorgona e la punta nord della Corsica.
Sempre con vista sulle Apuane si arriva alla Foce di Ortonovo. Risalendo un piacevole stradello, un tempo utilizzato dagli abitanti come principale via di comunicazione, si arriva a Castelpoggio, antico borgo millenario situato in posizione panoramica domina la piana di Luni ed รจ circondato da boschi pascoli e terrazzamenti, tra castagni, corbezzoli, eriche e ginestre. Si trova sulla strada Carrara-Fosdinovo che costituisce il confine tra Toscana e la Liguria. ย La parte alta del paese รจ quella piรน antica e costituiva un borgo murato di cui poco รจ rimasto dove si trova la chiesa parrocchiale della Nativitร di Santa Maria. Questโantichissimo borgo, di cui esiste traccia storica sin dal X secolo, si sviluppava su un costone roccioso ed era difeso da un castello, oggi rimangono i resti di una torre cilindrica, di una cisterna e fondamenta con qualche muro tra alberi e sterpi. Castelpoggio, Castrumpodium in latino, era zona di confine tra Carrara e Sarzana e poi tra lo stato Modenese e quello Sardo mediante il torrente Parmignola che nasce nella zona. Da qui si snoda il sentiero per la Gabellaccia e per Campocecina. Il paese di Castelpoggio lega il proprio nome anche al marmo rosso che si estraeva nelle vicinanze del borgo e dove, ancora oggi, si possono notare nei pressi di una cava abbandonata alcuni blocchi riquadrati. Un tempo, a controllo di tutta questa vasta valle fu edificato, intorno allโanno 1000, un importante castello con annesso un borgo murato, che prese il nome di Volpiglione. La fortificazione aveva principalmente scopi difensivi e di controllo di importanti mulattiere, che partendo dalla cittร di Luni risalivano la Valle del Parmignola, mettendo in comunicazione le vallate del Carrione.
A regnare quasi incontrastato lโambiente montano รจ lโalbero del castagno, il cui frutto in tempi di carestia, causati da guerre e pestilenze, ha aiutato nella giร povera alimentazione numerose famiglie. Salendo di quota troviamo il cerro e lโalbero di faggio. Siamo ormai in prossimitร delle grotte della Gabellaccia, antico sito preistorico in cui dimorรฒ lโuomo nel periodo eneolitico e nella successiva etร del bronzo. I materiali ritrovati confermerebbero questa teoria. Poco sopra siamo in vista del Passo della Gabellaccia, o Dogana della Tecchia. Questo passo ebbe importante rilevanza almeno fino al 1847, come confine di stato tra il Granducato di Toscana e i territori estensi. A testimonianza del pagamento della gabella, ossia la tassa che veniva pagata da coloro che attraversavano i due stati, restano i ruderi del vecchio edificio in sasso. Il tracciato fu adibito principalmente al trasporto del sale da Livorno a Fivizzano e ancora oggi dagli anziani รจ chiamata via del sale, anche se vi erano trasportate altre merci. La mulattiera era molto transitata durante la pestilenza di Genova del 1656 e, per evitare la Liguria, dal Nord Italia e viceversa si percorreva la via del Sale.
Percorrendo il sentiero che dalla Gabellaccia conduce verso Monzone possiamo riconoscere tra la vegetazione lโimbocco di una galleria, รจ ciรฒ che rimane di uno degli ingressi delle miniere chiamate di โScorticoโ – Canale dโArpa – dove veniva estratto il manganese, un minerale molto simile al ferro utilizzato nella produzione dellโacciaio. Lโimbocco della miniera รจ purtroppo ostruito da una frana, ma fino a pochi anni fa si poteva entrare per alcune decine di metri nella montagna, camminandoย sotto le caratteristiche impalcature in legno che sostenevano la volta della galleria. Le miniere furono abbandonate nel dopoguerra. Fino agli anni cinquanta erano ancora visibili i carrelli su rotaia utilizzati per il trasporto del minerale.
Arrivati alla localitร Foce Pozzi, si rimane sicuramente colpiti dalle profonde spaccature simili ad enormi inghiottitoi, appunto chiamati pozzi, che penetrano nelle profonditร della terra, formando un ambiente ipogeo ricco di cavitร e gallerie, in cui il lento lavoro dellโacqua ha creato un ambiente ideale per lo speleologo. Le Alpi Apuane rappresentano una delle aree carsiche piรน importanti dโItalia; vi si contano quasi 1000 grotte. Tra le 50 grotte piรน profonde della penisola, 17 sono apuane, cosรฌ come tra le 50 piรน estese in lunghezza, 8 sono apuane. Il carsismo rappresenta uno dei processi geologici piรน conosciuti per la capacitร di dare vita a forme e paesaggi spettacolari. La maggior parte dei fenomeni carsici รจ dovuta allโazione delle acque dโorigine meteorica sulle rocce, principalmente di tipo carbonatico (calcari e dolomie). 
L’Antro degli Orridi รจ una grotta che si sviluppa nel calcare cavernoso ad una quota di 1100 metri sul livello del mare.ย Incamminandosi lungo il sentiero dal CAI 183 dopo una ventina di minuti si arriva in prossimitร dell’ingresso della grotta in un sistema di doline. Una di queste รจ l’ingresso veramente spettacolare della grotta. Spettacolare perchรฉ si tratta di erosione inversa, che scende per una ventina di metri in mezzo al calcare cavernoso e sulle cui pareti scintilla un muschio verdissimo. Proprio di fianco abbiamo una dolina “gemella” che sprofonda di parecchi metri ma ancora chiusa al fondo. Se uniamo queste doline con una linea, intercettiamo unโaltra grotta, il Buco Giallo che si apre nella valle parallela a questa a qualche centinaio di metri di distanza.
Siamo oramai in vista di Campocecina e dei suoi vasti prati semi pianeggiati, meta di numerosi turisti. A dare conforto allโescursionista troviamo il rifugio C.A.I. Carrara, appoggiato sopra una terrazza con vista sulla marina, immerso in un ambiente dominato dal faggio di alto fusto. ย A dominare la scena รจ lโimponente mole del monte Sagro, la montagna sacra venerata dallโantico popolo delle statue stele.
Lo scenario cambia nuovamente aspetto, il mare non ci abbandonerร piรน fino a quando non sarร raggiunta la vetta. Le isole in lontananza sembrano fluttuare cullate dalle onde, mentre la plumbea superficie del mare incontra lโazzurro del cielo. Qui prende forma uno spettacolo irripetibile. Il mare, avvolgendo il cielo nel suo abbraccio, crea un orizzonte che al tramonto si trasforma in una lunga scia colorata, che assume tutte le tinte di rosa, vermiglio e cremisi incendiando le nuvole alte che ancora nascondono il sole. I profili delle montagne, che prima ci apparivano lontani, dalla vetta del monte Sagro sono lรฌ, imponenti e severe a dominare la scena con i loro pinnacoli aguzzi di cattedrale. In basso, incastonati sotto i precipizi del Pizzo dโUccello e del Grondilice, si affacciano i tetti del paese di Vinca. Qui lo scorrere del tempo รจ ancora scandito dalla lenta opera della natura, e lโuomo รจ solo spettatore.
Siamo finalmente in dirittura dโarrivo: raggiunta Base Pianza (Foce Pianza) dopo lโascesa alla vetta del Monte Sagro si prosegue per strada bianca fino all’arrivo alla Rotonda di Campocecina dove termina il percorso dell’ottava edizione del Grande Trekking. Sotto la Foce di Pianza si apre uno dei piรน grandi bacini minerari di escavazione del marmo, e sotto questi, la cittร di Carrara con i suoi edifici storici: il Palazzo dellโAccademia di Belle Arti, il Teatro Animosi, il Duomo, Piazza Alberica, Piazza dโArmi.
Geologia
Non sono frequenti in Italia e in Europa i luoghi che possono vantare, come le Alpi Apuane, un patrimonio naturale cosรฌย straordinariamente ricco di paesaggi, di ambienti e di emergenze naturalistiche.ย Non sono soltanto la flora e la fauna, comunque abbondanti di specie endemiche, ma pure le rocce, i minerali, i fossili, le strutture tettoniche, le forme superficiali e profonde della Terra, a fornire elementi inconsueti, vari e diffusi di valore ambientale.
Le Alpi Apuane sono soprattutto un complesso orografico di grande suggestione scenica, la morfologia assai aspra, con valli profondamente incise ed un’enorme energia del rilievo. Queste montagne devono buona parte della loro notorietร alla bellezza dei propri marmi e ai profondi abissi e alle grandi cavitร del sottosuolo carsico.
Le Alpi Apuane rappresentano la piรน importante “finestra tettonica” della catena appenninica; per effetto dell’erosione, affiorano rocce a basso metamorfismo che nel loro insieme costituiscono il Complesso Metamorfico Apuano.
I Marmi
Il bacino marmifero apuano, unico al mondo per dimensioni e caratteristiche merceologiche, รจ una formazione ad andamento continuo con un’estensione di circa 10 per 20 Km ed uno spessore che in alcuni punti supera i 400 m. La sua presenza deriva dalla sedimentazione di cospicui depositi calcarei, in alcune zone particolarmente puri, sottoposti per milioni di anni alle forti pressioni e temperature determinate dalle sovrapposizioni di unitร tettoniche. All’interno del bacino marmifero sono reperibili diverse varietร di pietre da taglio, come lo statuario, il bardiglio, l’ordinario, il venato, l’arabescato, il cipollino, il fior di pesco ed altri meno noti ma non meno belli ed apprezzati.

Il Carsismo
Le Alpi Apuane rappresentano una delle aree carsiche piรน importanti d’Italia; vi si contano quasi 1000 grotte. Tra le 50 grotte piรน profonde della penisola, 17 sono apuane, cosรฌ come tra le 50 piรน estese in lunghezza, 8 sono apuane. Il carsismo rappresenta uno dei processi geologici piรน conosciuti per la capacitร di dare vita a forme e paesaggi spettacolari. La maggior parte dei fenomeni carsici รจ dovuta all’azione delle acque d’origine meteorica sulle rocce, principalmente di tipo carbonatico (calcari e dolomie).
La Flora
Sui primi rilievi, esposti a mare, la copertura vegetale รจ di tipo mediterraneo: fino a 300 m circa di altitudine รจ presente la macchia mediterranea a sclerofille sempreverdi, composta oltre che dal leccio, dal mirto, dal terebinto e dalla fillirea; questa copertura vegetale in vaste zone รจ stata sostituita con oliveti; fino a 600 m circa di altitudine, si trova la pineta di pino marittimo.

Procedendo verso lโinterno, con lโaumento dellโaltitudine, si incontrano i querceto-carpineti ed i cerreto-carpineti, largamente sostituiti dallโuomo con vasti castagneti; i querceto-carpineti sono diffusi in tutti i terreni calcarei soleggiati del versante tirrenico delle Apuane da una quota di 400 metri fino a 1400 metri circa. L’albero che domina รจ il carpino nero, accompagnato dalla roverella e dall’orniello.
Nelle zone del querceto-carpineto, sui roccioni e fra i detriti, sono frequenti alcune delle specie endemiche delle Apuane: la globularia, la santolina, lโasteroide salicina flessuosa, la molchia, il cerastio apuano, il salice apuano ed altre.
I cerreto-carpineti sono diffusi per lo piรน nei terreni freschi, specialmente del versante lunigianese e garfagnino. Eโ sempre presente il cerro insieme al carpino nero, al carpino bianco, ed al nocciolo.
Gran parte dei boschi caducifogli in passato รจ stata trasformata in castagneti cedui o da frutto: l’uomo ha piantato o favorito il castagno in tutti i terreni leggermente acidi adatti alla pianta per ricavare castagne e legname; รจ infatti largamente conosciuta lโimportanza che il castagno ha rivestito, soprattutto in passato, nella vita eย nellโeconomia delle popolazioni apuane.
A maggiori altitudini si trovano le faggete, dominate dal faggio, con maggiore estensione nel versante settentrionale delle Apuane, da quota 800-900 m fino a 1600-1700 m.
La vegetazione che caratterizza la zone di altitudine presenta aspetti differenti sulle vette di natura calcarea rispetto a quelle di natura silicea; sulle parti piรน elevate delle vette costituite da rocce silicee vivono le brughiere di altitudine.
Si trovano per lo piรน nelle Apuane centro-settentrionali e sono costituite principalmente da due diverse specie di mirtillo.
Le aride vette calcaree, apparentemente prive di vegetazione, ospitano in realtร numerose specie erbacee che vivono sulle pareti rocciose; si tratta per lo piรน erbe non graminoidi, cespugli ed arbusti, che determinano un tipo di vegetazione discontinua, chiamata vegetazione casmofila; questa rada copertura vegetale caratterizza largamente il paesaggio vegetale apuano dโaltitudine e si sviluppa sulle vette costituite da marmo.
In queste situazioni ambientali compaiono numerose specie endemiche, quali lโatamanta e la silene lanuginosa.
La Fauna
Grazie alla tutela offerta dallโarea protetta, nel corso degli ultimi anni la fauna selvatica delle Apuane รจ sensibilmente aumentata nel numero e nella quantitร delle specie presenti. Un segno tangibile di questa nuova fase รจ dato dal ritorno dellโaquila reale che ora vi nidifica stabilmente. Tra i rapaci diurni sono inoltre presenti il falco pellegrino, il gheppio e la poiana mentre tra i notturni, il gufo, il barbagianni, la civetta e l’allocco sono le specie piรน diffuse.

Tra i predatori opportunisti รจ presente il maestoso corvo imperiale e tra gli abitanti delle quote piรน elevate spiccano sia il gracchio alpino che il ben piรน raro gracchio corallino, dal caratteristico becco rosso, divenuto simbolo del Parco. Altre specie interessanti sono il sordone, il codirosso spazzacamino, la pernice rossa e altre ancora, come il torcicollo, il cuculo, il picchio muraiolo o la rondine montana, sono legate alle migrazioni stagionali. Assai numerosi sono i fringillidi e le cincie mentre il picchio verde e quello rosso maggiore risultano ben distribuiti nei boschi piรน maturi.

I mammiferi sono oggi rappresentati da alcune specie di pipistrelli, da roditori come il ghiro, lo scoiattolo e il moscardino, dalla lepre, dal capriolo e dal cinghiale, mentre tra i predatori, oltre alla volpe, si contano il lupo, la faina, la donnola, la puzzola, la martora e il piรน accomodante tasso che si accontenta anche di vegetali. Il robusto e agile muflone รจ invece una specie introdotta che tuttavia si รจ adattata a meraviglia all’mbiente apuano, tanto da essere osservato piuttosto comunemente. Tra le raritร va segnalata lโarvicola delle nevi, un piccolo roditore giunto in questi luoghi durante gli ultimi eventi glaciali.
Nei torrenti non mancano le trote e tra gli anfibi, oltre alla salamandra pezzata, sono particolarmente degni di nota sia il tritone alpestre apuano che la salamandrina dagli occhiali; altre raritร sono rappresentate dal geotritone e da un insetto, la Nebria apuana, che risulta distribuito in una ristretta area geografica.
ยฉ 2019 del testo di Paolo Camaiora, Guglielmo Bogazzi & Andrea Maccari per GT8 il Grande Trekking